Complottismo: il divario tra ricerca e società

Perché più aumentano le conoscenze scientifiche più si diffondono le teorie antiscientifiche?



In questi ultimi tempi più che mai si sta assistendo al dilagare senza freni di teorie antiscientifiche: teorie novax, terrapiattiste e #complotti di ogni tipo, dal coronavirus al 5G, stanno prendendo sempre più piede, in maniera direttamente proporzionale al progresso scientifico. Come mai? Com’è possibile che più la scienza avanza e più si diffondono teorie antiscientifiche?


Questo è dovuto non solo una generale carenza di pensiero critico, che merita un approfondimento a parte, ma riflette anche quanto il mondo della ricerca sia lontano dalle persone.


(in)accessibilità dell’informazione scientifica

Dove si leggono gli articoli scientifici oggi? Si possono sfogliare le pagine di Le Scienze, Tuttoscienze e di poche altre riviste di #divulgazione scientifica, e se togliamo la minoranza di articoli in open access, il grosso della scienza del pianeta è inaccessibile ai più. La scienza è infatti sotto accesso a pagamento e quasi completamente in lingua inglese. I risultati degli studi devono essere necessariamente pubblicati in inglese perché abbiano una portata internazionale, di modo che ricercatori di tutto il mondo possano contribuire al progresso scientifico, ognuno facendo la propria parte. Tuttavia, i ricercatori non sono incentivati a pubblicare nella lingua del proprio paese in riviste divulgative, pertanto la maggior parte delle pubblicazioni rimane "da ricercatori a ricercatori".


A questo punto, i risultati della ricerca sono spesso impenetrabili, a meno di non voler pagare di tasca propria, spesso a caro prezzo, articoli scientifici scritti con un inglese di livello avanzato tecnico-scientifico. Uno scenario simile è davvero plausibile per la maggior parte della popolazione?


Necessità di avvicinare scienza e cittadinanza

Lamar Glover (fisico presso la California State University, LA) dice che i ricercatori sono affetti dal “complesso di superiorità scientifico”:

"Il problema non sono i complotti, il problema spesso sono gli scienziati. Se un bambino non capisce un argomento è responsabilità sua o dell’insegnante?"

Bisogna ragionare di più su uno dei compiti della scienza, che è quello di avvicinarsi alle persone e di educare la comunità. Gli scienziati hanno diversi gradi di professionalità, e liberare e diffondere la scienza dovrebbe essere imperativo morale per chiunque si occupi di ricerca. Il buon ricercatore dovrebbe andare incontro alla comunità, senza scontrarsi con questa, in maniera cooperativa e svestendosi del senso di superiorità che spesso la caratterizza.


Complottisti, antivaccinisti e terrapiattisti fanno parte della comunità, non si può semplicemente girare la testa e accusarli di delirare: è troppo semplice etichettare tutti come “pazzi” o “ignoranti”, è una scappatoia troppo comoda. Il vero lavoro del ricercatore è capire in quale parte del percorso della conoscenza queste persone si sono incagliate e perché hanno preso una strada alternativa.


Il nostro “strano” cervello che non tollera l’ambiguità

Il pensiero di Daniel Kahneman, psicologo e premio Nobel, può aiutarci a capire perché è così facile cadere nel girone dei complottisti. L’essere umano in genere non tollera il dubbio e cerca di colmare l’ambiguità delle situazioni complesse che lo circondano elaborando delle storie. Quando le informazioni a disposizione sono scarse, però, perché non si hanno competenze specifiche riguardo a un determinato argomento, ecco che pur di colmare l’ambiguità si salta a conclusioni, spesso inesatte.


In altre parole, il nostro cervello non tollera l’ambiguità ed è disposto a credere a qualsiasi cosa pur di togliersi dall’incertezza. Sapere poco su un dato argomento rende poi più facile integrare le poche informazioni che si hanno in una storia che può sembrare plausibile: questo perché la storia viene elaborata con le informazioni che si hanno al momento, pur se incomplete, e non si tiene conto delle informazioni che non si hanno, perché le persone non sanno di non sapere. Per le persone è meglio avere un modello mentale errato che un modello incompleto.



Concludo riprendendo le parole di Lamar Glover che ironizza sul fatto che

"i complottisti sono potenziali scienziati sulla strada sbagliata: la loro inquisitorietà e rifiuto della norma potrebbe andare a beneficio della scienza, se solo la conoscessero. E’ gente che si è persa per strada. E noi, come ambasciatori della scienza, dovremmo fare di più."

In effetti, la grossa criticità nell'avvicinare i ricercatori alla comunità è data dal fatto che la divulgazione scientifica non viene abbastanza promossa e incoraggiata. I ricercatori dovrebbero essere sostenuti di più, in quanto chi si dedica alla divulgazione oggi si imbarca in un lavoro lungo e complicato in modo assolutamente gratuito e senza alcun incentivo. La divulgazione scientifica dovrebbe essere valorizzata, anziché soffocata dalla pressione dei meccanismi contorti che regolano le Università. La divulgazione scientifica dovrebbe essere la norma, non l’eccezione. La divulgazione scientifica è il punto di contatto che renderebbe tutti vincitori.


Fonti

- Glover, L. (2017). Dismantling the Scientific Superiority Complex. Speech at "Astronomy on Tap". Los Angeles: October 9.

- Khaneman, D. (2011). Pensieri lenti e veloci. Modadori.

- Macagno, A. (2020). Perché più aumentano le conoscenze scientifiche più si diffondono le teorie antiscientifiche?. Intervento con il Prof. Burioni e il Prof. Grignolio al Convegno di UniStem “La percezione pubblica della scienza: i giovani ricercatori di fronte a temi scientifici di forte interesse pubblico, politico e mediatico”. Modalità telematica, 28 Aprile.



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