Diventare genitori oggi: in bilico tra isolamento sociale e senso di inadeguatezza

Quando si parla di genitorialità, si parla spesso di quanto sia emozionante e meravigliosa, ma poco della fatica nel gestirla



Il difficile inizio di una neomamma


Diventare genitore è una tappa della vita che per quanto la si possa immaginare e programmare in anticipo, sarà sempre più difficile di quanto ci si aspettava. Diventare genitore carica di una responsabilità molto grande, forse la più grande: prendersi cura di un’altra vita. Diventare genitore non è mai facile e mai lo è stato, in qualsiasi luogo e in ogni tempo storico.


Durante i primissimi mesi del neonato, il problema spesso più rilevante, ma paradossalmente più sottile e meno riconoscibile, è l’isolamento sociale della madre. In Italia, il congedo di paternità corrisponde a 7 giorni (Legge 160/2019; legge di bilancio 2020) mentre il congedo di maternità normalmente non è inferiore a 5 mesi (D. Lgs 151/2001; legge di bilancio 2019) e può essere esteso per motivi di salute o legati al tipo di mansione.

Pertanto, è quasi sempre la madre a farsi carico della cura del neonato durante i primi mesi, in un contesto in cui le iniziative che i consultori propongono sono poche e rade e dove è difficile che si crei una rete sociale di supporto con altre mamme. La nuova quotidianità può quindi diventare pesante, una neomamma si trova spesso per molte ore al giorno da sola col neonato, a volte non sapendo come gestire al meglio il proprio tempo e non avendo un punto di riferimento nei momenti di difficoltà (Wilkins, 2006).


Le grida silenziose di una mamma che in un momento di difficoltà pensa “Non ce la posso fare” vanno ascoltate e accolte, perché queste non prendano forme diverse come sindromi depressive (che colpiscono tra 10% e il 15% delle neomamme), disturbi d’ansia, problemi di alimentazione o difficoltà nel rapporto di coppia (Longo et al., 2013). Se non ben gestite, queste criticità possono anche sfociare in problemi nella relazione madre-bambino, negligenza nelle cure del bebè, aumento del rischio di ritardo dello sviluppo del neonato e di compromissione del suo sviluppo cognitivo, comportamentale e socio-emotivo (Reich et al., 2005).


La letteratura riporta inoltre che la depressione post-partum materna è il principale fattore di rischio della depressione post-partum paterna: tra il 25 e il 50% dei papà che convivono con madri depresse sviluppano essi stessi sindromi depressive, spesso danneggiando la relazione coniugale (Goodman, 2004).



Scoperchiamo un tabù


Nello stesso edificio ci può essere una mamma sola che piange col proprio bebé, e al piano di sopra può esserci un’altra mamma sola col proprio bebé; sono vicine ma non si conoscono e non possono condividere nulla. La solitudine della madre nella quotidianità dei primi mesi di vita del neonato è una sensazione che è più comune di quanto non si accetti nella nostra cultura; non sentire altre donne che ne parlano fa in modo che questo diventi un tabù, un pensiero orribile da allontanare e di cui sentirsi in colpa. Quando si parla di maternità, si parla spesso di quanto sia emozionante e meravigliosa, ma poco della fatica nel gestirla; si dovrebbe invece parlare di entrambe le cose, soprattutto durante i primissimi mesi, dove tutto è nuovo, e come tutte le cose nuove, fa un po’ paura.


Il sostegno familiare tradizionale, fatto dalle donne più vicine alla famiglia (mamme, nonne, sorelle, ecc.), è infatti quasi scomparso dovuto alla crescente migrazione, mobilità e cambiamenti nella socio-demografia lavorativa e familiare, lasciando così la neomamma di oggi più isolata e non supportata in un momento di grande bisogno. Gli organi internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNICEF riconoscono e sostengono che sia di prioritaria importanza un supporto port-natale adeguato per il benessere della madre, del neonato e di conseguenza della famiglia (WHO, 2015, 2013; WHO/UNICEF, 1984).



Il supporto sociale ed emotivo sono la chiave per il benessere dei neogenitori


Un proverbio keniota cita:

Per crescere un bambino ci vuole un villaggio”.

La neomamma ha spesso bisogno di essere sostenuta nel percorso della genitorialità, non solo da professionisti, ma dalle esperienze condivise e rielaborate di altre neomamme che, come lei, si trovano a vivere un nuovo e delicato momento della propria vita.


La ricerca ha dimostrato che i gruppi di neomamme sono un’esperienza post-partum molto positiva: socializzare, connettersi emotivamente e imparare da altre mamme è un’esperienza essenziale, e diversi studi evidenziano i benefici che derivano dal supporto della rete che si crea, come la riduzione delle ansie, delle insicurezze e dell’isolamento delle madri (Pessagno & Hunker, 2013; Prince et al., 2018; Strange et al., 2014). In questo modo la neomamma si rende conto che non è da solo nelle sue esigenze e nelle sue difficoltà, che sono invece “normali” per chi diventa madre per la prima volta, e questa scoperta è un punto di svolta positivo per molti genitori (Wilkins, 2006).


Per riassumere, ricordiamoci che i neogenitori (papà compresi!) hanno bisogno di sostegno, che non vuol dire soffocarli con una presenza costante o con attenzioni intrusive. In questi casi sostenere significa soprattutto ascoltare, incoraggiare, fare compagnia e qualche volta aiutare praticamente nelle faccende domestiche o nella cura del bebè.


Pertanto, se siamo neogenitori cerchiamo di entrare nell'ottica che le difficoltà dell'inizio sono normali e condivise da tutti, e che chiedere aiuto ad amici, parenti o professionisti non svaluta affatto il nostro nuovo ruolo e i nostri sforzi; se invece conosciamo dei neogenitori, ricordiamoci di dar loro un sostegno, sempre in modo discreto e senza dare eccessivi consigli e pareri, perché l'importante è condividere e ascoltare.

È importante come società riconoscere le difficoltà dei neogenitori, senza giudicarle ma anzi sostenendole anche nelle piccole azioni quotidiane.



Riferimenti bibliografici

- Goodman, JH (2004). Paternal postpartum depression, its relationship to maternal postpartum depression, and implications for family health. J Adv Nurs, 45, 26–35.

- Longo, D. L., Fauci, A. S., Kasper, D. L., Hauser, S. L., Jameson, L. J., Loscalzo, J. (2013). Harrison's principles of internal medicine. McGraw-Hill Education.

- Pessagno, R. A., & Hunker, D. (2013). Using Short-Term Group Psychotherapy as an Evidence-Based Intervention for First-Time Mothers at Risk for Postpartum Depression. Perspectives in Psychiatric Care, 49, 202–209.

- Prince, S. L., Aston, M., Monaghan, J., Sim, M., Murphy, G. T., Etowa, J., Pickles, M., Hunter, A., & Little., V. (2018). Maternal Knowing and Social Networks: Understanding First-Time Mothers’ Search for Information and Support Through Online and Offline Social Networks. Qualitative Health Research, 28, 1552–1563.

- Reich,W., Silbert-Mazzarella, B., Spence, J.,& Siegel,H. (2005). Self-structure and postpartum dejection in first-time mothers. Journal of Psychology, 9, 250–250.

- Strange, C., Fisher, C., Howat, P., & Wood, L. (2014). Fostering supportive community connections through mothers’ groups and playgroups. Journal of Advanced Nursing, 70, 2835–2846.

- Wilkins, C. (2006). A qualitative study exploring the support needs of first-time mothers on their journey towards intuitive parenting. Midwifery, 22, 169–180.

- World Health Organization. (2013). WHO recommendations on postnatal care of the mother and newborn. Retrieved from http://www.who.int/maternal_child_adolescent/documents/postnatal-care-recommendations/en/