Nuove abilità per gli insegnanti

Qual è il ruolo dell’insegnante nella scuola di oggi? Quali abilità dovrebbero essere più valorizzate per promuovere un radicale cambiamento?

Nell’articolo precedente abbiamo parlato del “ripensare l’insegnamento” e dell’apprendimento basato sul progetto. I primi protagonisti del cambiamento della scuola sono, chiaramente, gli insegnanti, a cui dedichiamo questo articolo.

Qual è il ruolo dell’insegnante nella scuola del digitale? Quali abilità dovrebbero essere valorizzate per promuovere il cambiamento?


A queste domande continuano a risponderci lo psicologo Daniel Goleman e il registra George Lucas nel loro dialogo “Ripensare l’insegnamento” (2014).



Insegnare nell’era digitale


Essere un insegnante oggi non è facile. Non lo è mai stato, sia chiaro, ma nel mezzo dei tempi accelerati e dei rapidi cambiamenti moderni forse lo è ancora meno. Come si può essere (o almeno provare a essere) un bravo insegnante nella scuola del digitale?


Nella scuola tradizionale, era la quantità di informazioni ad essere importante: il sapere era “ristretto”, le informazioni erano meno ma essenziali, e l’istruzione era vista come l’unico strumento per potenziare la società. L’insegnante racchiudeva la cultura, il sapere, e il suo ruolo era quello di trasmettere la conoscenza agli studenti.


Oggi invece, nell’infinito mondo del digitale le informazioni sono tante, a volte “troppe”, e così come cambia la quantità e la qualità della conoscenza, cambia necessariamente anche il ruolo dell’insegante.


L’insegnante di oggi (e di domani) non è più una presenza che sta davanti alla classe e dispensa informazioni agli studenti, ma è colui che li aiuterà a districarsi nel caos della selezione delle informazioni. L’insegnante diventa così una guida nell'avventura di scoperta. La selezione dell’informazione di qualità e la valutazione della fonte sono abilità che diventeranno sempre più fondamentali in futuro in piena era digitale, e l'insegnante avrà il ruolo chiave nell’aiutare a costruire queste competenze.


La parte fondamentale è mantenere un atteggiamento critico davanti ai dati chiedendosi “Questa cosa la posso provare? Sono in grado di verificarla?”. Il passo successivo è riuscire ad usare in modo creativo le formazioni che si sono verificate.

(G. Lucas)


Il punto quindi non è solo raccogliere informazioni, ma imparare come utilizzarle. Gli studenti imparano un mucchio di cose, ma poi sanno pensare? Come facciamo ad abituarli a pensare?


Sviluppare il pensiero critico


Nel mondo delle informazioni potenzialmente infinite dal getto incontrollato, per poter orientarsi e poter “sopravvivere” è necessario sviluppare il pensiero critico. Rispetto a questo, la scuola è importante perché offre un prezioso contesto sociale in cui si può apprendere come scambiare le idee, dando le proprie e ricevendo quelle degli altri, per poi scartare quelle che non funzionano, anche se sono le nostre, e poi lasciare che emerga qualcosa di meglio del contributo individuale di ognuno.


Ed è qui che è entra in gioco l'insegnante, che è facilitatore e guida di come gestire le innumerevoli idee e opinioni, sia le proprie che quelle degli altri, riportando l'attenzione del singolo sulla situazione del gruppo. Per sviluppare il pensiero critico bisogna imparare ad essere flessibili, non si può rimanere rigidi e fermi sulle proprie opinioni, ma esattamente il contrario, significa riuscire a rinunciarvi. Questa è una cosa che oggi non viene abbastanza insegnata a scuola, eppure è estremamente importante nella vita.

Un sacco di persone rifiutano di cambiare idea nonostante sia chiaro che la chiave del successo è proprio nel cambiamento

(G. Lucas)


Una cosa è leggere questi concetti e pensarli in astratto, mentre un'altra è applicarle nel mezzo di una discussione. La scuola dev’essere il luogo privilegiato in cui sperimentarle e l’insegnante deve fare da promotore e guida. Non si arriverà da nessuna parte se non si ha la capacità di ristrutturare le proprie idee e relazioni fin dai primi anni della scuola, e per farlo bisogna che prima di tutto gli insegnati siano preparati a passare queste abilità.


Apprendimento socio-emotivo


Goleman è il padre dell’intelligenza emotiva che definisce come la

“[…] capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi e di gestire positivamente le emozioni, tanto interiormente quanto nelle nostre relazioni” .

Singapore è stato il primo paese al mondo in cui tutti gli studenti di tutte le scuole hanno l’obbligo di intraprendere un percorso di apprendimento socio-emotivo, in quanto riconoscono che queste abilità sono essenziali per coltivare motivazione, adattabilità e flessibilità di pensiero. Inoltre, la capacità di lavorare bene insieme agli altri è vista come un valore aggiunto al curricolo scolastico standard.


Grazie all’apprendimento emozionale e sociale, i bambini e i ragazzi imparano ad essere consapevoli delle loro emozioni, a gestirle, a controllare gli impulsi, ad essere empatici, risolvere i conflitti e a sviluppare utili abilità sociali. È la padronanza di queste particolari abilità che permette di avere successo sulla lunga distanza, sia nella vita privata che nel lavoro.


Secondo Goleman, bisognerebbe quindi che gli insegnanti fossero più preparati nel campo dell'apprendimento (e di conseguenza, nell’educazione) delle abilità socio-emotive. Questo richiede prima di tutto un rapporto più diretto e personale con gli allievi, in cui il docente è realmente interessato all’individualità del singolo studente, alle loro personalità, alla loro vita familiare, alla loro sfera emotiva. Oltre che ad essere preparati in modo specifico sulla loro area disciplinare, è quindi essenziale che i docenti sappiano relazionarsi prima di tutto con gli allievi.


Inoltre, quando gli insegnanti sono capaci di rapportarsi con gli allievi, l'insegnamento diventa più gratificante. Quando lo studente sente di essere oggetto di interesse e di cura, è la situazione che ama di più della scuola. Quando il docente partecipa di più alla vita quotidiana degli allievi nel processo di apprendimento, sperimenta delle piccole vittorie che rappresentano la ragione per cui ha scelto di darsi all'insegnamento.

Le foto sono di Max Fischer da Pexels

 

Fonti:

Goleman, D., & Lucas, G. (2014). Ripensare l'insegnamento. In D. Goleman (Ed.) Intelligenza sociale ed emotiva. Nell'educazione e nel lavoro. Erikson Editore


Edutopia: https://www.edutopia.org/

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