Quanto alcol si può bere in gravidanza?

Bere un bicchiere di vino ogni tanto fa male? O si può sgarrare?


Un consumo elevato e frequente di alcol in gravidanza, si sa, è molto dannoso per la salute del feto. Le linee guida lo chiariscono molto bene, infatti si sconsiglia l’assunzione di alcolici alle donne in dolce attesa.

Ma anche un bicchiere ogni tanto può far male? Oppure c’è una soglia di tolleranza entro cui si può sgrarrare?


In collaborazione con

Dr. Said Ghannadzadeh,

Medico di Medicina Generale


Alcol in gravidanza


Sono molte le persone che credono (erroneamente) che un consumo occasionale e sporadico di alcol durante la gravidanza non abbia nessun effetto sulla salute del feto. In Italia, infatti, il 50-60 % delle donne incinta consuma bevande alcoliche.


La comunità scientifica, però, ha da tempo stabilito che la soglia di tolleranza di alcol in gravidanza è ZERO. Ripetiamolo bene: ZERO.

Gli studi hanno infatti dimostrato che anche piccole quantità di alcol durante la gestazione possono essere dannose per il feto, soprattutto per lo sviluppo del suo cervello.


L’alcol infatti è in grado di attraversare sia la placenta che la barriera ematoencefalica del feto (che protegge il suo cervello) e raggiungerebbe quindi il sistema nervoso centrale del piccolo, che si sta sviluppando. Il feto, che non è ancora in grado di metabolizzare l’alcol, sarebbe così esposto per molto tempo agli effetti nocivi dell’alcol, causando una riduzione della produzione di nuovi neuroni, delle sinapsi e delle cellule gliali (che hanno il compito di proteggere e nutrire le cellule cerebrali).

Per questo motivo, anche quantità minime e occasionali di alcol possono avere effetti negativi sullo sviluppo del bambino.


Gli effetti dell’alcol sono particolarmente dannosi soprattutto durante due periodi critici della gravidanza: i primi due mesi gestazionali, che sono delicatissimi perché il cervello sta iniziando a formarsi (quando però spesso la mamma non sa ancora di essere incinta), e il terzo trimestre, ovvero quando avviene lo scatto di crescita del cervello.

L’esposizione all’alcol è comunque potenzialmente dannosa in tutte le fasi della gravidanza, dal momento che il cervello del bambino si sviluppa durante tutto il periodo gestazione e l’alcol può influire negativamente, come già detto, sulla formazione delle nuove sinapsi e sull’architettura corticale.


Inoltre, alcune regioni del cervello, a seconda della dose e dei tempi di esposizione, possono essere più sensibili ai danni dell’alcol, come l’ippocampo (sede della memoria), l’amigdala (il centro di controllo del comportamento e delle emozioni) e il cervelletto (grazie al quale ci possiamo muovere e stare in equilibrio).


Il bambino che è stato esposto all’etanolo durante la sua vita fetale può presentare quindi una serie di disordini racchiusi dal termine Spettro dei disordini feto-alcolici (FADS - Fetal Alcohol Spectrum Disorders) la cui manifestazione più grave è la Sindrome Feto-Alcolica (FAS - Fetal Alcohol Syndrome), caratterizzata da anomalie facciali, disabilità cognitive e disturbi comportamentali. La FAS rappresenta la prima causa conosciuta di ritardo mentale nel bambino poi adulto.


Ad ogni modo, i disturbi più frequentemente associati all’assunzione di alcol in gravidanza sono: alterazioni cognitive, difficoltà nell’apprendimento, difficoltà di memoria, disturbi dell’umore, disturbi della condotta, deficit di attenzione, iperattività.


Se in alcuni casi questi disturbi sono evidenti già alla nascita, molto spesso invece i sintomi legati alla FADS si manifestano anche più avanti nel tempo, a volte dai 3 anni, o in età scolare, o addirittura in adolescenza.



Alcol e allattamento


Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il 35% delle donne assume alcolici durante l’allattamento.


Anche in questo caso, però, ci sono dei rischi e il consumo di alcol andrebbe completamente evitato.

L’alcol, infatti, per osmosi passa nel latte, rendendolo alcolico. Questo può causare nel neonato irritabilità, disfunzioni della suzione e alterazioni del ritmo sonno-veglia.


Si sconsiglia comunque sempre di consumare alcolici anche alle madri che scelgono di non allattare al seno, in quanto l’alcol resta una sostanza psicotropa che può alterare e rallentare la risposta di accudimento rispetto i bisogni primari del neonato, specie in un momento molto delicato come nei primi mesi di vita.



Secondo l’OMS, il consumo di piccole quantità di alcol in gravidanza è un tema molto sottovalutato e sottostimato, soprattutto per le donne che consumano occasionalmente e che quindi non sono pienamente consapevoli rispetto ai possibili danni sullo sviluppo del feto. Se puoi, contribuisci a diffondere una buona informazione su questo tema condividendo questo articolo.


Per ulteriori informazioni puoi consultare il materiale informativo dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’OMS ai seguenti link:

https://www.epicentro.iss.it/alcol_fetale/non-bere-gravidanza-2012

https://www.epicentro.iss.it/sorveglianza02anni

https://www.who.int/publications/i/item/9789241549912

 

Fonti:

Istituto Superiore di Sanità (2021). Prevenzione, diagnosi precoce e trattamento mirato dello spettro dei disturbi feto alcolici e della sindrome feto alcolica. Rapporti ISTISAN 21/25.


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